Il «gene dell’obesità» può essere sconfitto

Quando nel 2007 si scoprì che una variante del gene FTO era correlata all’accumulo di chili di troppo (almeno tre in più in chi ha due copie della variante «grassa», un chilo e mezzo in chi ne ha una copia soltanto), molti obesi avranno pensato che la colpa dei loro guai con la bilancia fosse tutta di quel gene «maligno» Oggi si scopre che sbagliavano e la predisposizione genetica a ingrassare potrebbe essere solo una scusa per non mettersi a dieta: uno studio pubblicato su PlosOne dimostra che bimbi a rischio perché portatori della variante incriminata di FTO possono restare in forma, se seguono un’alimentazione a bassa densità energetica.

DENSITÀ ENERGETICA – Alla ricerca non manca la forza dei numeri: i ricercatori, dell’University College di Londra, hanno coinvolto 2275 bimbi di cui hanno studiato il profilo genetico per FTO, il tipo di dieta seguita all’età di 10 anni e la composizione corporea a 13 anni. Chiaro il risultato: i ragazzini portatori della variante di FTO avevano in media solo 600 grammi in più degli altri, ma soprattutto le differenze si assottigliavano fin quasi a sparire se i piccoli con un maggior rischio genetico di sovrappeso seguivano una dieta a bassa densità energetica. «Vari studi hanno dimostrato che tutti noi tendiamo a consumare ogni giorno una quantità costante di cibo, indipendentemente dalla densità energetica, cioè dalla quantità di energia introdotta per ogni “morso” di cibo – spiega Laura Johnson, autrice dello studio –. I cibi ricchi d’acqua come i vegetali, ad esempio, hanno una bassa densità energetica mentre ce l’hanno alta gli alimenti secchi, come i biscotti. I cibi ad alta densità energetica, poi, spesso contengono più grassi». Ebbene, se la dieta mette al bando le «bombe caloriche» i bimbi a rischio genetico di sovrappeso non mettono su chili di troppo: inoltre, i piccoli a rischio non reagiscono in maniera abnorme a un’alimentazione sovrabbondante, ovvero non c’è un’interazione né un effetto «moltiplicatore» fra FTO e dieta.

DIETA – L’obesità, insomma, non è un male inevitabile, scritto nei geni: «Se si modifica l’alimentazione preferendo cibi poco energetici si può evitare l’accumulo di grasso, anche se questo è facilitato dal profilo genetico – prosegue la Johnson –. I geni influenzano certamente la nostra salute, ma non sono l’unico fattore in gioco: i portatori di geni che conferiscono un rischio possono resistere alla loro nefasta influenza modificando lo stile di vita. In questo caso cambiando la dieta: il gene FTO (che comunque è tuttora sotto esame per capirne il ruolo effettivo, forse correlato a un alterato controllo dell’appetito) aumenta un po’ il pericolo di sovrappeso e obesità, ma la strategia della dieta a basso contenuto calorico è ottima per contrastarne gli effetti ed è comunque il mezzo migliore per restare in forma anche per chi non ha il profilo genetico a rischio». «Certamente è così – conferma Giovannangelo Oriani, presidente della Società Italiana di Nutrizione Umana (SINU) –. Tra l’altro, benché il gene FTO sia tuttora considerato fra i più interessanti per l’associazione con l’obesità, va detto che non ci sono ancora certezze: di recente uno studio apparso su Nature ha dimostrato che topolini del tutto privi di FTO sono più magri della norma, pur non muovendosi e mangiando di più dei topi normali. Pare che l’assenza del gene attivi un ciclo cosiddetto futile, in cui i grassi prodotti vengono tutti consumati e l’energia emessa come calore. Ciò sta a significare che c’è ancora molto da capire: gli studi epidemiologici hanno indicato un’associazione, ma questo non significa che ci sia un rapporto di causa ed effetto fra FTO e l’obesità». Se il ruolo di FTO resta da comprendere, non ci sono dubbi invece sull’importanza dell’alimentazione: «La predisposizione genetica gioca fino a un certo punto, perché è modulata dall’ambiente – dice Oriani –. È stato calcolato che i geni potrebbero rendere conto fino al 70 per cento del nostro peso se tutti vivessimo nelle stesse condizioni ambientali, ovvero ci muovessimo in modo uguale, mangiassimo gli stessi alimenti e così via. Non è ovviamente così, perciò lo stile di vita può far molto per “raddrizzare” una predisposizione genetica non benevola». Nessun alibi, insomma: per dimagrire continua a essere importante e necessaria una dieta sana ed equilibrata.

Il «gene dell’obesità» può essere sconfittoultima modifica: 2009-03-30T16:15:22+02:00da doc1a
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